OperaHome – fra pittura e spazio abitativo

In origine l’ambiente di una casa è come una tela bianca: un’affascinante incognita  carica di promesse. Che sia piccola o grande, si tratta pur sempre di uno spazio finito, ma dalle potenzialità illimitate. Ci sono idee da esprimere, linee da tracciare, colori da esaltare, soluzioni da allestire. E alla fine del processo creativo, quando il contenuto è diventato forma, la casa (proprio come una tela) può finalmente rappresentare totalmente se stessa in un’opera esclusiva di pura espressione. Un’opera pensata, progettata e “dipinta” con la fantasia in ogni dettaglio; pronta per essere ammirata, interiorizzata e vissuta. L’incontro fra pittura e arredamento è dunque meno imprevedibile di quanto si possa pensare. Si tratta, anzi, di una precisa comunione d’intenti. La complementarità fra la materia pittorica e il design di un arredo si esprimono attraverso codici differenti, ma sono in realtà la rappresentazione di concetti assolutamente identici: armonia, bellezza, purezza, stile, emozione. “Abitare l’arte”, come idea, non è dunque un eufemismo. Così come non lo è il fatto che un’opera d’arte possa condividere la propria carica espressiva con lo stile di un arredo. A dimostrazione di ciò, qui e adesso, ecco l’unione di due esperienze differenti ma assolutamente complementari in un’unica idea di allestimento: gli spazi di Bonetto Design & Arredamento propongono, contestualizzano, esaltano in maniera inedita le opere di Mery Rigo. E viceversa.

Bonetto Design & Arredamento da oltre 40 anni ama precorrere i tempi. Fin dai primi anni ’60 la sua sede chierese storica di strada Andezeno ha infatti catalizzato attività ed esperienze con una precisa idea di ricerca stilistica. La quantità e la qualità delle collaborazioni che da allora sono state intraprese con alcuni dei più interessanti designer e architetti del periodo hanno portato alla realizzazione di linee esclusive, arredi su misura, pezzi unici; ma anche a riconoscimenti a livello internazionale, pubblicazioni sulle migliori riviste di settore e una presenza assidua fra importanti mostre e rassegne. Il marchio Bonetto Design & Arredamento ha così identificato, nel tempo, molto più di un semplice “negozio”: un po’ atelier, un po’ laboratorio e un po’ crocevia di idee, opinioni e suggestioni. Tra il valore di ieri e le prospettive di domani, che si tratti della riedizione di un pezzo storico o di un mobile nuovo prodotto magari per la prima volta da un’azienda italiana; di una mostra da allestire o di un nuovo progetto da condividere, oggi più che mai, Bonetto Design & Arredamento rappresenta nella sua nuova sede di vicolo della Madonnetta, 1 (nel centro storico di Chieri), un punto d’incontro vivace ed attivo. Capace di offrire spazio (e tempo) a nuove intuizioni e nuove soluzioni.

Mery Rigo è una pittrice che ha saputo dare alla propria tecnica e alla propria cifra stilistica una definizione minimale ed eclatante al tempo stesso: “Estrattismo”. Scomposizione sapiente di dettagli ed esplorazione di inconsueti punti di vista; perfetta ricerca modulare e libera, inafferrabile suggestione. Un’idea di pittura che risulta, in ogni caso, “rigorosamente fuori dagli schemi”. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma in realtà non lo è. Perché nelle opere di Mery Rigo, in cui i limiti della cornice, semplicemente, non esistono più e in cui la pittura è libera di appropriarsi dell’ambiente circostante (per conquistarlo, farlo suo, ma senza invaderlo…), si tratta davvero di perfetta unione fra rigore e sregolatezza. Le sue installazioni, unendo al tempo stesso metodo e spontaneità, permettono alle opere e allo spazio abitativo di “dialogare”. I “moduli pittorici” di Mery Rigo (che nascono per libera ispirazione, ma che possono essere elaborati anche su richiesta) rappresentano nuovi punti di vista. Inconsueti e sorprendenti, ma anche familiari, intimi, semplici. Come occhi nuovi su tutto ciò che ci circonda, che si tratti di un oggetto, di un fiore o di una stanza; occhi che carpiscono il segreto delle cose contemplandone il particolare, anche il più inatteso. Per rivelarne l’essenza.

Filippo D’Arino

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